A che punto è la riforma fiscale? Dopo il via libera preliminare a nuovi decreti, si può fare il punto sui tempi e sugli sviluppi della revisione del sistema tributario.
La riforma, presentata dal Governo nel 2023 e partita concretamente nel 2024, punta a rendere il sistema fiscale italiano più semplice e meno pesante, sia per i cittadini sia per le imprese. Tra gli obiettivi c’è anche quello di favorire gli investimenti e, di conseguenza, nuove opportunità di lavoro.
Uno degli interventi principali riguarda l’Irpef, cioè l’imposta sui redditi delle persone fisiche: negli ultimi mesi sono già stati introdotti alcuni tagli con l’idea di rendere il sistema più equo.
Con la legge n. 120 dell’8 agosto 2025 sono stati però rivisti i tempi della riforma. In origine, i decreti necessari per completarla dovevano essere approvati entro il 29 agosto 2025, ma la scadenza è stata spostata al 29 agosto 2026. Anche il termine per eventuali correzioni è stato rinviato di un anno, passando al 29 agosto 2028.
In sostanza, i due anni inizialmente previsti non sono bastati. Alcune misure più costose — come la revisione dell’Iva o l’estensione della flat tax ai lavoratori dipendenti — richiedono risorse che al momento non sono disponibili, e questo rallenta tutto il processo.
Di conseguenza, slittano anche i tempi per riordinare in modo organico le norme fiscali: i nuovi testi unici dovranno arrivare entro il 31 dicembre 2026.
La legge delega e le modifiche
La riforma si basa sulla legge delega n. 111 del 9 agosto 2023, che contiene le linee guida per il riassetto del sistema fiscale. Inizialmente, i lavori dovevano concludersi entro agosto 2025, ma anche questa scadenza è stata rinviata.
Un nuovo provvedimento ha infatti esteso al 29 agosto 2026 il termine entro cui il Governo può completare la riforma.
Tra le novità, ci sono anche cambiamenti che riguardano i tributi locali: Regioni ed enti locali potranno utilizzare strumenti simili a quelli previsti per le imprese in difficoltà, ad esempio per rinegoziare o gestire debiti fiscali.
In pratica, il Governo ha ancora tempo fino all’estate 2026 per approvare i decreti necessari. Eventuali modifiche successive potranno essere fatte entro i due anni successivi.
Alcuni interventi importanti sono già stati definiti — come quelli sull’Irpef, sul concordato preventivo biennale, sulle sanzioni e sulla riscossione — ma il lavoro non è ancora concluso e restano diversi aspetti da sistemare.
Una riflessione che parte dal recente accordo fra Sotheby’s, la più antica casa d’aste al mondo, e il Fisco americano. Quelli di Porsal Equities e Ruffini sono solo due degli esempi che emergono dal “grigio” del mercato dell’arte.
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Che cosa succede quando un mercante d’arte vende un’opera del “Picasso nero” a due collezionisti, dicendo che in realtà la parte venditrice è una società, inesistente?
Questo è solo il primo passo di una frode che avrà degli effetti a cascata su tutto il mercato dell’arte.
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La serie New Portraits di Richard Prince, composta da screenshot di Instagram che lo stesso Prince aveva riprodotto su tela e abbinato a un suo commento, ha violato la normativa sul diritto di autore
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Riforma fiscale e rottamazione delle cartelle esattoriali: ne parlo con Manuela Donghi su Giornaleradio.fm. Di seguito il podcast dell’intervista
https://giornaleradio.fm/programmi/next-economy/03-05-2023-next-economy
Le opere d’arte non sono solo cultura ma possono servire anche a risolvere i problemi di tutti i giorni, come quello del pagamento delle tasse. È pur vero che il pagamento è subordinato a scelte in larga parte discrezionali dell’Agenzia delle Entrate, ma il pagamento dei debiti col Fisco attraverso le opere d’arte è oramai principio consolidato.
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Secondo la Corte di Cassazione (Ordinanza n. 6874 dell’8 marzo 2023) chi compra e vende abitualmente opere d’arte consegue un reddito d’impresa e, di conseguenza, deve pagarci le tasse.
Mercato dell’arte e fondazioni d’artista: qui ne parlo su We Wealth per Banca Mediolanum
Molti artisti quando realizzano un’opera si ispirano ad opere di altri artisti.
Nel mercato dell’arte contemporanea questi casi sono sempre più frequenti, complice anche la difficoltà di creare qualcosa di realmente nuovo.

L’arte è lusso o cultura? Il Fisco italiano sembra non avere dubbi, cedendo a un’inclinazione moralistica e punitiva secondo cui le opere d’arte sono assimilabili ai gioielli e agli yacht. Il grande Maestro però ci dà una lezione..
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